04:39
Storia del Panevin
EMANUEL
La tradizione del Panevin fonda le sue radici nel lontano periodo celtico (circa V sec. A.C.) presso l'antico popolo dei Veneti; questo falò serviva per evocare il ritorno del sole sulla terra, cioè l'allungarsi delle giornate che inizia dal solstizio d'inverno. Il fuoco serviva per celebrare questo giorno che con il calendario Giuliano coincideva con il 25 dicembre.
Nel Medioevo, con l'evangelizzazione delle campagne venete, il Panevin perse le sue origini pagane assumendo una connotazione cristiana. Il falò venne spostato al giorno dell'Epifania per ricordare i Re Magi che portarono i doni a Gesù Bambino. Secondo la leggenda i falò della campagna veneta furono loro utili per trovare la via di Betlemme essendosi persi.
Al loro ritorno, racconta sempre la leggenda, non vedendo nessuna luce nella campagna, si persero nuovamente nella pianura Padana andando a morire nel Milanese (ciò sarebbe testimoniato dalla presenza nel Duomo di Milano di un sarcofago con l'iscrizione "trium Magerum"). Nella notte del 5 gennaio nel Medioevo, come anche oggi, l'occasione del falò forniva al popolo un momento di unione e ritrovo con tutta la comunità cittadina davanti a un buon bicchiere di vino caldo (brulè) e un pezzo di pinza.
Una delle principali tradizioni legate al Panevin è quella di osservare in che direzione va il fumo; in base a questa, i contadini trevigiani predicevano se il raccolto dell'annata sarebbe stato buono o cattivo e oggi la predizione viene estesa agli eventi personali.Questo momento è detto dei "pronosteghi" e funziona, all'incirca, secondo quanto recita un detto popolare come il seguente, anche se ne esistono molti altri:
"falive a matina, tol su el saco e va a farina" (cioè se la direzione presa dal fumo e dalle faville è il nord o l'est, prendi il sacco e vai ad elemosinare)
"se le falive le va a sera, de polenta pien caliera" (se la direzione è ovest o sud, il raccolto sarà buono...quindi la pentola sarà piena di polenta)
"se le falive le va a garbin tol su el caro e va al mulin" (se la direzione è del libeccio per l'abbondanza devi andare a prendere la farina con il carro).
Anche oggi la tradizione del Panevin è molto diffusa nel trevigiano.
04:35
La festa di San Valentino
EMANUEL
Fin dal XV sec. nella nostra parrocchia è diffuso il culto di S. Valentino e lo si invocava contro l'epilessia. Per proteggere e preservare i bambini da questo male, il 14 febbraio, si facevano benedire e veniva loro consegnato il cosiddetto "pane di San Valentino" che, secondo la tradizione, rendeva forte il loro corpo contro gli attacchi epilettici.
Questa tradizione rimane fortemente viva a Santrovaso tanto che ogni anno, tanti bambini giungono in chiesa, accompagnati da genitori o nonni, per ricevere la benedizione e il pane.Questo santo ha ancora oggi dedicato un altare (quello di sinistra) nell'antica chiesa con una pala d'altare moderna, dipinta da L. Caltana, sostituendo quella più vecchia, scomparsa nel crollo del tetto, e di probabile attibuzione al Carrer in cui, assieme a S. Antonio.
A questa tradizione si è aggiunta, nel corso dei secoli, una tipicamente anglosassone che vuole che Valentino sia patrono degli innamorati.
04:32
La tradizione di giungere in processione da Santrovaso al Santuario della Madonna delle Grazie, il lunedì dopo pentecoste ,è ormai secolare. Le origini si collegano direttamente alle origini del santuario; la prima processione documentata,in ordine di tempo, fu nel 1625 quanto alcuni fedeli partirono dalla chiesa parrocchiale di Santrovaso per dirigersi in adorazione della santa immagine della Madonna delle Grazie presso il Santuario.
Da quell'anno fino ad oggi la processione si è svolta ogni anno, con il sole e con la pioggia, sempre con un gran numero di fedeli che accorgono anche dai paesi vicini, che in pellegrinaggio e in processione dietro alla statua ottocentesca della Madonna del Rosario, giungono al Santuario.